La normativa italiana sulla cannabis light


La battaglia per la legalizzazione della cannabis, in Italia, ha una storia molto lunga, addirittura decennale. Il tema riaffiora periodicamente con veemenza, e il dibattito pubblico si accende intorno ai temi dell’soo delle droghe leggere per scopi ricreativi o terapeutici. Da qualche anno a questa parte, però, alcune cose sono cambiate. Nel 2016, infatti, di è avuta una parziale apertura della normativa italiana a favore di chi consuma prodotti derivati dalla canapa, come marijuana e hashish. In quell’anno, infatti, è stata approvata la cosiddetta legge sulla canapa light, che consente la coltivazione, la vendita, la detenzione e il consumo di un particolare tipo di erba, definita leggere perché contenente una quantità bassa di principio attivo.

La legge 242/2016 sulla canapa light: differenza tra THC e CBD e i limiti imposti


Nel dettaglio, la legge 242/2016, in deroga al Testo Unico sulle Droghe (1990), disciplina le caratteristiche che la canapa sativa deve avere per poter essere considerata light e quindi legale, le modalità di coltivazione e le tipologie di prodotti che possono esser realizzati.

Per poter essere a norma di legge, la cannabis light:

  • deve essere prodotta a partire da piante di canapa iscritte in apposito registro;
  • deve contenere un tasso di THC (principio attivo) non superiore allo 0,6.
Leggi di più sulla differenza tra THC e CBD

Il riferimento al livello di THC è fondamentale ed è il vero cuore della normativa italiana sulla cannabis light. Per comprenderne la portata, però, è necessario fare un passo indietro e fissare la differenza tra THC e CBD. Entrambe questi composti appartengono alla famiglia dei cannabinoidi e sono i principi attivi presenti all’interno della cannabis. Però, mentre il THC provoca effetti psicoattivi, il CBD è assolutamente innocuo sotto questo punto di vista. Quindi, stabilire che il tasso di THC non può superare lo 0,6 significa limitare notevolmente l’impatto di marijuana e hashis sulle condizioni psicofisiche di chi li consuma. Nessun tetto, invece, è stato posto alla presenza di CBD.


Il Ddl 2019 per la liberalizzazione e legalizzazione del consumo di marijuana e hashish

Successivamente alla promulgazione della legge sulla cannabis light, ci sono stati altri tentativi per arrivare a una completa legalizzazione di hashish e marijuana, a prescindere dal livello di THC. Il più noto è il DDL del 2019 voluto dal Movimento 5 Stelle, che però non ha trovato seguito. Inoltre, nel 2021, la Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile la proposta di referendum popolare sulla legalizzazione.

Quando l’erba è legale in Italia e chi può acquistarla

In conclusione, quindi, individuare marijuana e hashish legali non è complicato, soprattutto se si procede ad acquistarli in shop online o fisici autorizzati che presentano le dovute certificazioni.

Acquisto di marijuana legale

Con il termine marijuana legale si intendono le infiorescenze di canapa sativa con THC sottosoglia. Generalmente, questo tipo di erba presenta anche alta concentrazione di CBD, rilasciando potenti effetti rilassanti. L’acquisto di marijuana legale può essere effettuato solo da persone che abbiano raggiunto la maggiore età.

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Acquisto di hashish legale

Analogo il discorso per l’hashish light: non deve contenere più dello 0,5 di THC, può avere livelli anche molto alti di CBD e può essere acquistato solo ed esclusivamente dai 18 anni in poi.

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